di Anna De Simone e Anna Maria Sepe
Che cosa c’entra una cellula con il mal di testa che non passa, il colon irritabile o uno strappo muscolare?
Più di quanto immagini.
Abbiamo scritto il primo libro di psicologia che parte dalla cellula. Per capire ciò che sentiamo dobbiamo guardare anche a tessuti, organi e sistemi che ci tengono in vita.
Siamo abituati a cercare le conseguenze delle ferite emotive nei pensieri, nei comportamenti, nelle relazioni. Ma mentre la mente affronta ciò che viviamo, anche il corpo lavora: mobilita energia, modifica le priorità, si adatta, compensa. E quando questi adattamenti persistono, possono avere un costo.
Nella fotografia vedete il capitolo 5: «La mappa corporea del dolore emotivo».
Perché il mal di testa peggiora nei periodi più difficili? Perché il colon irritabile può rendere imprevedibile perfino una giornata normale? Perché i muscoli restano contratti anche quando vorremmo rilassarci? E quanto possono incidere tensione prolungata, affaticamento e scarso recupero sul rischio di infortuni, compresi gli strappi muscolari?
E ancora: cosa accade ai circuiti del dolore quando l’organismo attraversa lunghi periodi di allerta? Perché, in condizioni come la fibromialgia, il dolore può diventare tanto diffuso e persistente?
Non significa che ogni sintomo abbia un’origine emotiva. Emicrania, sindrome dell’intestino irritabile, fibromialgia e lesioni muscolari hanno cause e meccanismi differenti, spesso multifattoriali.
Significa riconoscere che le esperienze emotive si intrecciano con la fisiologia, influenzando anche il modo in cui percepiamo il dolore, reagiamo alle sollecitazioni e recuperiamo.
Non tutto ciò che abbiamo attraversato continua a parlarci sotto forma di ricordo. A volte a persistere sono gli adattamenti che il corpo ha imparato a mettere in atto.
E se per comprendere alcuni dei nostri segnali dovessimo conoscere non soltanto la nostra storia, ma anche la fisiologia che l’ha accompagnata?
Se ascolti il tuo corpo accadono cose meravigliose, dal 13 ottobre in libreria.